31/08/2007
Approvata La Direttiva Mifid - Via libera agli indipendenti
Dopo lunga attesa, ieri il consiglio dei Ministri ha approvato la "Markets in Financial Instruments directive", meglio conosciuta come Mifid, che ci allinea a quanto già avvenuto nella gran parte dei Paesi europei.
Tra i principali cambiamenti introdotti, i più attesi sono senz'altro la gestione del conflitto di interessi e la regolamentazione della figura del consulente indipendente.
Ma procediamo con ordine. Innanzitutto l'esigenza di rinnovare da un punto di vista normativo l'attività dei mercati finanziari era diventata ormai una necessità non più procastinabile, soprattutto in seguito ai numerosi scandali che a più riprese hanno coinvolto i risparmiatori italiani. A rincarare la dose si sono aggiunte le turbolenze dell'ultimo periodo causate, probabilmente, dall'eccessiva leggerezza con cui gli intermediari utilizzano l'ingegneria finanziaria per trasformare "virtualmente" i debiti in crediti e i rischi in opportunità, riversandoli questi ultimi sui risparmiatori per la stragrande maggioranza inconsapevoli.
Anche i risparmiatori che non siano stati coinvolti in scandali che abbiano causato pesanti perdite nei portafogli di investimento, certamente non hanno avuto di che gioire, vista l'ormai conclamata inefficienza dei prodotti del risparmio gestito a causa degli alti costi a cui sono soggetti e il generalizzato ricorso degli intermediari, dopo i crolli dei mercati finanziari dei primi anni 2000, a prodotti a capitale garantito, forieri di scarsissimi risultati per l'investitore, ma di ottimi fatturati per gli operatori del sistema.
Nemmeno le aziende, in epoca di crisi del ciclo economico, per fortuna poi ripresosi anche se non completamente, hanno potuto dormire sonni tranquilli. Solo negli ultimi mesi, infatti, è emersa in maniera pesante la gravissima situazione dei prodotti derivati proposti con motivazioni legate alla copertura del rischio, ma rivelatesi dei veri e propri boomerang che hanno procurato perdite pressochè illimitate alle imprese, a fronte di guadagni record per le banche.
Diciamo insomma che non stiamo vivendo una "bella situazione", per usare un eufemismo, e forse proprio per questo la Mifid costringe un po' tutti gli attori del sistema a prendere il "toro per le corna" (visto che parliamo di mercati finanziari) e ad allinearsi a concetti che prevedano un punto fermo nella gestione del cliente: la tutela dei suoi interessi.
La Mifid in pillole:
- Norme a tutela del conflitto di interessi: il "divieto di inducement" impedisce agli intermediari di ricevere o versare somme da o a terzi in relazione alla prestazione del servizio reso al cliente. Se ciò dovesse accadere il cliente DEVE averne evidenza esplicita e chiara;
- Nuovi soggetti indipendenti autorizzati e sottoposti ad autorizzazione e vigilanza: per la prima volta in Italia i risparmiatori avranno a disposizione una figura professionale indipendente, remunerata esclusvamente a parcella e non dalle società prodotto.
- Armonizzazione delle norme di tutti i Paesi comunitari: Ogni intermediario operativo sul territorio comunitario dovrà applicare le stesse regole. Le società che presteranno i propri servizi in forma transfrontaliera, in libera prestazione, adotteranno le regole del proprio Paese di origine e non di quello ove operano, come è accaduto finora.
- Moltiplicazione e ampliamento per le sedi di negoziazione sui mercati borsistici: decade l'obbligo per gli intermediari di concentrare gli ordini di negoziazione sui mercati regolamentati, che verranno affiancati dai sistemi "multilaterali di negoziazione" e da piattaforme che potranno eseguire ordini di acquisto e di vendita dei titoli.
- Maggiori garanzie sull'applicazione del giusto prezzo di negoziazione: grazie al concetto della "best execution" ogni intermediario negoziatore dovrà garantire livelli di trasparenza informativa preliminari e successivi all'operazione. Il cliente potrà così valutare e confrontare i servizi resi dai singoli intermediari, potendo scegliere quello che gli offre le condizioni migliori.
- Definizione di tre categorie di clientela: Istutuzionale, per i quali ci sono minori obblighi di trasparenza; professionale, con tutela ridotta per quanto riguarda la prestazione di servizi di investimento; cliente al dettaglio (retail), alla quale viene assicurata la massima garanzia.