Gli Exchange Traded Funds (letteralmente, "fondi scambiati sul mercato") sono strumenti finanziari che abbinano le caratteristiche di un fondo comune alla facoltà di circolare sul mercato come singole azioni. Sono gestiti come normali fondi a gestione passiva, ma a differenza di questi, possono essere scambiati in ogni momento sul mercato secondario. A tal proposito, Borsa Italiana definisce gli ETF, "fondi di investimento che permettono di prendere posizione su un benchmark con una singola operazione di acquisto o vendita".
Un ETF è sostanzialmente identificabile come un Fondo Comune d’Investimento indicizzato, che viene però scambiato e trattato come un’azione. A differenza di un fondo possono quindi essere acquistati o venduti anche intraday (durante la seduta borsistica), unendo così la flessibilità e la liquidità delle azioni ai benefici dell'investimento in fondi indicizzati. L’ETF è un paniere di azioni che replica la composizione un indice oppure un sottoindice (lo S&P 500, il Nasdaq 100, l’Eurostoxx, etc…). Attraverso l'acquisto di un ETF si possono quindi acquistare tutte le azioni che compongono l’indice sottostante; in pratica siamo di fronte a uno strumento simile ai benchmark (Strumento indicizzato) , che tuttavia gode di alta liquidità e flessibilità. Prima della loro nascita infatti non era possibile acquistare e rivendere quote di Fondi Comuni durante la giornata facendo del vero e proprio trading.
Fondamentalmente, gli ETF possono rientrare nella categoria dei fondi di investimento indicizzati. Tale tipologia di fondi, che hanno avuto un notevole successo oltre oceano (dove sono nati a partire dagli anni '70) sono, in realtà, molto meno comuni alla realtà italiana ed europea.
Come dice il termine "indicizzati", lo scopo di tali fondi non è, infatti, quello di offrire un rendimento superiore rispetto al benchmark di riferimento, ma bensì quello di replicare nel modo più accurato possibile un indice di mercato, sia esso azionario, obbligazionario o una commodity.
Come è possibile raggiungere tale obiettivo? Semplicemente detenendo le stesse azioni che fanno parte dell'indice di riferimento.
Come le azioni, gli ETF distribuiscono "dividendi". Infatti, annualmente, il fondo, che ha accumulato i dividendi distribuiti dalle azioni sottostanti, li distribuisce a sua volta ai possessori delle quote. Sorge un problema, seppur praticamente irrilevante, quando, come spesso accade, i dividendi non sono distribuiti contestualmente a quelli delle azioni sottostanti, ma in una data diversa. In questo modo, fino alla data di distribuzione dei dividendi, il valore del fondo evidenzierà dei piccoli scostamenti rispetto al benchmark sottostante. Per statuto, comunque, è possibile prevedere il reinvestimento automatico dei dividendi percepiti dal fondo in relazione ai titoli presenti in portafoglio.
L’ETF gode della liquidità assicurata da vari fattori:
Specialist – Viene nominato almeno un “market maker ufficiale” con obblighi di quotazione in continua.
Market Maker non ufficiali - Tutti gli intermediari interessati possono operare come “market maker non ufficiali” dal momento che (al contrario di quello che avviene per strumenti similari) anch’essi possono sottoscrivere e chiedere il rimborso delle quote/azioni dell’ETF secondo lo stesso meccanismo “fair” di cui gode lo specialist.
Arbitraggio – E’ possibile operare arbitraggi tra l’ETF, le azioni sottostanti e i derivati sull’indice benchmark.
Non esistono commissioni di ingresso, di uscita e di performance; le sole commissioni previste sono quelle di gestione del fondo che sono, oltretutto, estremamente basse (costi che vanno da 10 a 60 punti base)
I motivi dei bassi costi sono da ricercare in tutta una serie di fattori propri di questi strumenti. Sono fondi indicizzati e, di conseguenza, fondi a gestione passiva, per cui:
non hanno bisogno di pagare manager esperti che gestiscano il portafoglio per cercare di trarre il maggior profitto possibile, perché la loro gestione è affidata a regole predeterminate, per far sì che il fondo possa replicare l'indice prescelto
vi è basso turnover, quindi un numero ridotto di operazioni di acquisto e di vendita e di conseguenza, costi di transazione contenuti
Vi sono poi altri elementi, peculiari degli ETF, che contribuiscono a contenere ulteriormente i costi:
la redemption in kind: a fronte di una richiesta di riscatto da parte di un investitore istituzionale, un ETF cede direttamente a questi i titoli del basket in cambio della restituzione delle quote del fondo
l'eliminazione della gestione dell'account in capo al fondo
Gli ETF legati a degli indici azionari sono soggetti agli stessi rischi delle azioni, così come quelli obbligazionari sono legati agli stessi pericoli dell'investimento in obbligazioni corporate e in titoli governativi. Inoltre, talvolta, la differenza fra il prezzo denaro e il prezzo lettera può far si che l'investitore riporti una perdita, come esiste (come per i fondi) anche il rischio cambio con ETF quotati in valute diverse dall'euro. Il rischio di "default" di un Etf appare invece praticamente nullo perché il patrimonio di un Etf è separato da quello dell'emittente e funziona dal punto di vista giuridico come un fondo d'investimento regolamentato.
Mentre un investitore che voglia acquistare quote di un diverso fondo deve rivolgersi necessariamente alla banca depositaria ed effettuare una sottoscrizione, pagando, per ogni quota, il prezzo fissato giornalmente dalla stessa società di gestione, chi voglia acquistare un ETF si rivolgerà esclusivamente al mercato.
Gli ETF, infatti, possono essere negoziati come le azioni sul mercato secondario e, anzi, hanno tutte le caratteristiche di queste ultime: come queste, sono infatti quotati continuamente sul mercato di riferimento, con un prezzo, tra l'altro, che non è strettamente correlato col valore delle azioni sottostanti, ma riflette anche la dinamica di domanda e offerta delle quote stesse. Per questo motivo il prezzo degli ETF può scostarsi, a volte anche in misura significativa, dal NAV. Il lotto minimo di negoziazione è solitamente di una quota, permettendo ai piccoli investitori di operare anche con importi ridotti.
Si può godere della flessibilità delle azioni e nello stesso tempo diversificare il proprio portafoglio.
Per ogni operazione un investitore deve sostenere un costo per le commissioni dovute al broker (commissioni che risultano rilevanti per investimenti di piccoli importi).
Presentano delle quotazioni in costante cambiamento, durante tutta la giornata.
Spread denaro-lettera (fattore di costo inversamente correlato alla liquidità). Per regolamento questo spread non può superare l'1% del valore del titolo.
Sono liquidabili nel corso della seduta di borsa a un prezzo certo.
Possibilità di acquistare quote di ETF sul mercato ad un premium price (valore maggiore del NAV) o di venderle ad un discount price(valore minore del NAV) poiché non sempre prezzo e Net Asset Value coincidono.
Possono essere comprati sia per puntare al rialzo (Long), sia per scommettere sul ribasso del mercato (Short).