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I prodotti Derivati


i prodotti derivati o gli swap possono essere una giusta politica di gestione del rischio ma se strutturati male possono diventare un problema per l'aziendaCosa sono i prodotti derivati?
I contratti derivati vengono utilizzati per effettuare operazioni finanziarie di copertura dei rischi legati alle variazioni di tassi di interesse, tassi di cambio e materie prime, ma anche per operazioni speculative che consistono sostanzialmente in scommesse su variazioni dei prezzi di merci, valute, tassi d'interesse e di altre attività finanziarie allo scopo di ricavarne un profitto.
 
Quale utilizzo può farne l’imprenditore?
I prodotti derivati hanno origini molto lontane. Già nel XVII secolo in Olanda, venivano utilizzate forme di veri e propri contratti future per l'acquisto dei tulipani.
 
Più di recente, in riferimento, ad esempio, all’attuale andamento delle materie prime o dei tassi di interesse, l’utilizzo dei prodotti derivati consente all’azienda un miglior controllo dei propri margini operativi e degli oneri finanziari.
 
Ma allora, perché si parla di “problema” derivati, e tutti i media condannano il comportamento delle banche?
In Italia da un’indagine effettuata dall’Ufficio Italiano Cambi emerge il forte incremento nell’utilizzo di prodotti derivati, il 70%  dei quali relativo a contratti sui Tassi per lo più quotati fuori dal mercato ordinario.
 
Tale mercato (OTC) è meno trasparente in quanto le quotazioni (Fair-Value) sono stabilite dalle banche stesse senza che al cliente siano noti i meccanismi reali di valorizzazione.
 
perché si parla di “problema” derivati, e tutti i media condannano il comportamento delle banche?In Italia da un’indagine effettuata dall’Ufficio Italiano Cambi emerge il forte incremento nell’utilizzo di prodotti derivati, il 70%  dei quali relativo a contratti sui Tassi per lo più quotati fuori dal mercato ordinario
Trasparenza e conflitto di interessi all’origine dei problemi
Gli istituti di credito, nella maggioranza dei casi, svolgono la funzione di asset manager (coloro cioè che realizzano il prodotto) e di intermediari mobiliari (coloro che lo vendono).
 
Il fatto di essere anche i collocatori dei prodotti (con l’obiettivo di ricavare fatturato), ha spinto a proporre in maniera indiscriminata i derivati senza verificarne l’effettiva necessità aziendale e introducendo, sempre allo scopo di aumentare i margini, variabili fortemente speculative che poco, o nulla hanno a che fare con i concetti di copertura del rischio.
 
Questo ed una serie di altri comportamenti sta causando l’emergere di gravi problematiche per le forti perdite inaspettate, tali a volte da mettere in pericolo la stabilità finanziaria dell’azienda stessa e sono ormai decine di migliaia le aziende in questa situazione.
 
Quali conseguenze può creare la non gestione del problema?
Da gennaio 2005 il cosiddetto Mark To Market negativo generato dai prodotti derivati e strutturati deve essere evidenziato nella centrale rischi e, ai sensi di legge, a partire dall’esercizio 2005, le società devono provvedere ad inserire a bilancio il fair value (prezzo di mercato) e tutte le informazioni relative agli  strumenti finanziari, derivati compresi.
 
Esiste in Italia una normativa a tutela delle imprese?
La normativa in Italia già regolamenta l’utilizzo dei prodotti derivati, e i possibili conflitti di interesse che ne derivano.
Recenti sentenze hanno poi sancito che gli stessi operatori hanno l’obbligo di verificare l’effettiva competenza del cliente a cui propongono il prodotto, pena la nullità del contratto.
 
Il problema, dunque, non sono le regole, ma la conoscenza dello strumento e la consapevolezza da parte dell’Impresa che l’utilizzo fatto in maniera non corretta può comportare l’insorgere di numerose problematiche e di perdite economiche anche ingenti
 

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